EMILIO BATTISTI - IL DOLORE ONCOLOGICO
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LA MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE ONCOLOGICO Battisti E, Albanese A, Capperucci C, Bianciardi L, Piazza E, Culicchi V, Rigato M Centro TAMMEF, Università degli Studi di Siena Il dolore è un sintomo frequente in tutti gli stadi della malattia tumorale, soprattutto in quelli avanzati; accompagna quasi costantemente i pazienti neoplastici, compromettendone le attività quotidiane e il riposo notturno, peggiorandone la qualità di vita.La terapia antalgica farmacologica è sottoposta dal 1986 a direttive dell’OMS (1), che indicano un primo livello di trattamento basato sull’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei, seguito poi dall’associazione con analgesici oppioidi deboli e, in ultima istanza, dall’impiego di oppioidi forti.La limitazione dell’intervento farmacologico nell’ottenere una soddisfacente remissione suggerisce la ricerca di nuove strade nella terapia antalgica, che possano coadiuvare, se non sostituire, le metodiche in uso.L’effetto analgesico della magnetoterapia (campi magnetici a bassa frequenza) è ormai riconosciuto da anni nel trattamento del dolore post-traumatico e post-operatorio, nelle patologie osteoarticolari e nelle nevralgie.Partendo dall’osservazione che campi elettrici e magnetici inibiscono la crescita tumorale in vitro, è stato eseguito uno studio per valutare il trattamento del dolore oncologico con la magnetoterapia.Sono stati reclutati 45 pazienti di età compresa tra i 45 e i 65 anni, con neoplasie del fegato, della mammella, del pancreas, dello stomaco e delle ossa, diagnosticate con RX, RMN, TAC ed esami di laboratorio. Venivano suddivisi in tre gruppi. in base alle caratteristiche del dolore e al concomitante trattamento farmacologico: al primo gruppo (A) sono stati assegnati 15 soggetti con dolore continuo e in terapia con oppioidi; al secondo gruppo (B) sono stati assegnati 15 soggetti con dolore periodico e in terapia con FANS; al terzo gruppo (C) di controllo sono stati assegnati i rimanenti 15 soggetti con dolore continuo, come quelli del primo gruppo. Tutti i soggetti, dopo essere stati informati e aver dato il loro consenso, sono stati sottoposti a visita all’inizio della terapia, a metà del ciclo e al termine del trattamento, inoltre, quotidianamente venivano valutati il dolore, con la Scala Analogica Visiva (VAS) e l’uso di analgesici, oppioidi e non-oppioidi.I pazienti dei gruppi A e B hanno effettuato 20 sedute di magnetoterapia della durata di 50 minuti al giorno, applicata sulla zona interessata dalla neoplasia. I pazienti del gruppo C eseguivano solo terapia farmacologia con oppioidi. Al controllo di metà ciclo terapeutico: 1) nel gruppo A: 7 pazienti avevano una riduzione del dolore e pertanto diminuivano il dosaggio degli oppioidi, 6 pazienti erano invariati e 2 aumentavano la posologia del farmaco; 2) nel gruppo B: 3 pazienti sospendevano la terapia farmacologia, 10 riducevano il dosaggio iniziale del FANS e 2 non variavano la terapia; 3) nel gruppo C: 2 pazienti aumentavano il dosaggio degli oppioidi, mentre i rimanenti 13 proseguivano senza cambiamenti.Al termine del trattamento 9 pazienti del gruppo A erano migliorati ed avevano conseguentemente ridotto, senza arrivare ad una sospensione, il dosaggio degli oppioidi. Nel gruppo B 13 pazienti avevano ottenuto la scomparsa o la riduzione della sintomatologia dolorosa, pertanto avevano sospeso o ridotto l’assunzione di FANS. Nel gruppo C i pazienti proseguivano la terapia farmacologica con oppioidi senza ulteriori variazioni. Dai risultati ottenuti si evince che la magnetoterapia è efficace nel trattamento del dolore oncologico, soprattutto in quei pazienti (gruppo B) in cui il dolore è meno intenso e periodico. Il miglioramento della sintomatologia dolorosa ottenuto in 9 soggetti del gruppo A (pazienti con dolore più continuo e intenso), con la conseguente riduzione dell’uso degli oppioidi, ci sembra positivo, soprattutto se confrontato con il gruppo di controllo C, in cui i pazienti non hanno ridotto l’uso e il dosaggio degli oppioidi.Le promettenti osservazioni sull’efficacia dei campi magnetici a bassa frequenza nel trattamento del dolore oncologico, aprono nuove prospettive in ambito terapeutico, anche in virtù della tollerabilità, del basso costo e della facilità di utilizzo della magnetoterapia e rendono auspicabile ulteriori studi in questo campo. Bibliografia 1) Ventafridda V, Saita L, Ripamonti C, De Conno F. WHO guidelines for the use of analgesics in cancer pain. Int J Tissue React. 1985;7(1):93-6. 2) Bassett CA. The development and application of pulsed electromagnetic fields (PEMFs) for ununited fractures and arthrodeses. Clin Plast Surg. 1985;12(2):259-77. 3) Simoncini L, Giuriati L, Giannini S. Clinical evaluation of the effective use of magnetic fields in podology. Chir Organi Mov. 2001 ;86(3):243-7. 4) Man D, Man B, Plosker H. The influence of permanent magnetic field therapy on wound healing in suction lipectomy patients: a double-blind study. Plast Reconstr Surg. 1999;104(7):2261-6; discussion 2267-8. 5) Saltzman C, Lightfoot A, Amendola A. PEMF as treatment for delayed healing of foot and ankle arthrodesis. Foot Ankle Int. 2004;25(11):771-3. 6) Currier DP, Ray JM, Nyland J, Rooney JG, Noteboom JT, Kellogg R. Effects of electrical and electromagnetic stimulation after anterior cruciate ligament reconstruction. J Orthop Sports Phys Ther. 1993;17(4):177-84. 7) Battisti E, Piazza E, Rigato M, Nuti R, Bianciardi L, Scribano A, Giordano N. Efficacy and safety of a musically modulated electromagnetic field (TAMMEF) in patients affected by knee osteoarthritis. Clin Exp Rheumatol. 2004;22(5):568-72. 8) Weintraub MI, Cole SP. Pulsed magnetic field therapy in refractory neuropathic pain secondary to peripheral neuropathy: electrodiagnostic parameters-pilot study. Neurorehabil Neural Repair. 2004;18(1):42-6.
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