LIRIWEB.IT                                                                                                     09/12/2005

 

 

L’ARTRITE REUMATOIDE: NUOVE ACQUISIZIONI TERAPEUTICHE.

 

 

Battisti E., Culicchi V., Albanese A., Bianciardi L., Piazza E., Giordano N.

 

Centro  TAMMEF. Università degli Studi di Siena

 

 

 

L'artrite reumatoride (A.R.) è una malattia cronica, la quale colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni. Tale membrana reagisce all'infiammazione, aumentando di volume e dando origine al panno sinoviale, il quale, invadendo la cartilagine, ne provoca l'erosione e la graduale distruzione. Questo processo proliferativo si estende all'osso e l'infiammazione arriva ad interessare tutti i tessuti che circondano l'articolazione, provocandone in modo graduale la distruzione della stessa e la relativa invalidità di chi ne soffre.

Colpisce preferibilmente le donne con un rapporto di 4:1. Sebbene sia possibile la sua comparsa nell'età pediatrica (artrite giovanile), l'A.R. si rivela per lo più tra i 35 e i 50 anni di età. E' a decorso ciclico con fasi di riacutizzazione, che si alternano a periodi di remissione della malattia. Segni caratteristici sono l'anemia, la febbre e l’astenia, oltre naturalmente al dolore articolare con tumefazione  e rigidità mattutina, che colpisce le articolazioni in modo simmetrico.

Gli esami di laboratorio sono da effettuarsi inizialmente almeno ogni 45 gg. e sono VES, PCR, emocromo + formula, azotemia, creatinina, proteine con elettroforesi, Waaler Rose, R.A. test, complemento, immunocomplessi circolanti, esame urine ecc. Indispensabili sono le radiografie delle articolazioni colpite.

I farmaci utilizzati nella cura dell'Artrite Reumatoide sono molteplici; le proprietà e i loro effetti collaterali a breve e lungo termine sono ormai conosciuti, in quanto il 90% di essi è usato ormai da molti anni. L'approccio terapeutico negli ultimi anni è notevolmente cambiato in quanto si tende ad aggredire la malattia fin dal suo esordio, con farmaci che in passato erano utilizzati come ultima possibilità.

La terapia è fondata su due classi di farmaci, "sintomatici" e "di fondo".

Tra i farmaci "sintomatici" troviamo l'aspirina, i FANS e i cortisonici,  farmaci capaci di contenere il dolore e l'infiammazione, ma non di cambiare l'evoluzione della malattia.

Appartengono alla categoria dei farmaci "di fondo" quelle sostanze in grado di modificare il decorso clinico della malattia e di rallentare nel tempo l'evoluzione del danno anatomico delle articolazioni. Tra i farmaci in grado di controllare la malattia, i cosiddetti DMARDs (disease modifying anti-rheumatic drugs), quelli più in uso e maggiormente efficaci sono gli antimalarici di sintesi come l’Idrossiclorochina, il Methotrexate, la Sulfasalazina, la Ciclosporina e la Leflunomide.

Questi vengono usati singolarmente, in associazione tra loro o con i corticosteroidi.

Le recenti acquisizioni sul processo reumatoide hanno permesso di mettere a punto farmaci ottenuti mediante biotecnologie, selettivamente mirati ai meccanismi patogenetici della malattia. Tra questi, gli agenti in grado di bloccare il TNFα, Etanercept e Infliximab e gli antagonisti del recettore dell’interleuchina-1 (Anakinra) sono quelli maggiormente sperimentati e gli unici ad essere attualmente autorizzati all’uso clinico in Europa.

L’Etanercept é una proteina di fusione costituita da un dimero della porzione extracellulare del recettore p75 per il TNFα associato al frammento Fc di una IgG1 umana. E’ somministrato per via sottocutanea alla dose di 25 mg due volte la settimana.

L’Infliximab é un anticorpo chimerico (umano-murino) somministrato per infusione endovenosa lenta, ad una dose compresa fra 3 e 10 mg/Kg ogni 4-8 settimane. L’uso di Infliximab va associato a quello del Methotrexate.

L’Anakinra neutralizza l’attività biologica dell’interleuchina-1α (IL-1α) e dell’interleuchina-1β (IL-1β) mediante inibizione competitiva del loro legame ai recettori di tipo I dell’interleuchina-1 (IL-1RI). La dose raccomandata è di 100 mg da somministrare una volta al giorno per iniezione sottocutanea.

Il trattamento anti-TNFα si é dimostrato efficace in studi controllati a breve termine (1 anno) sia in monoterapia (Etanercept) che in terapia di combinazione con Methotrexate (Etanercept e Infliximab). L’efficacia di questi trattamenti risulta spesso superiore a quella dei trattamenti convenzionali, ma non tale da giustificarne per ora l’impiego alternativo in pazienti non precedentemente trattati.

Appare invece di grande rilevanza clinica l’efficacia dimostrata dai farmaci anti-TNFα nei pazienti con malattia in fase persistentemente attiva, nonostante un adeguato trattamento con Methotrexate  

Il maggior problema di tossicità si riferisce alla comparsa di infezioni, talora gravi e fatali. Sono stati anche descritti alcuni casi di riattivazione della tubercolosi. Questi effetti indesiderati possono essere in parte legati ai trattamenti concomitanti e a fattori di rischio del paziente come ad esempio diabete scompensato, ulcere cutanee croniche, artriti settiche misconosciute.

Sono riportate con discreta frequenza reazioni locali al sito di iniezione sottocutanea e reazioni orticarioidi e febbrili a seguito di infusione endovenosa.

Altri aspetti includono la comparsa di anticorpi anti-dsDNA e, eccezionalmente, di manifestazioni simil-lupiche, malattie demielinizzanti e citopenie.

I nuovi farmaci anti-TNFα e antagonisti del recettore dell’interleuchina-1 hanno dimostrato una significativa efficacia clinica nell’AR tale da giustificarne una collocazione di rilievo nell’ambito della strategia terapeutica di questa malattia. In considerazione delle conoscenze ancora parziali sugli effetti terapeutici e tossici è quanto mai opportuno provvedere ad una raccolta di dati clinici omogenei e rigorosi.

 

 

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