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16/03/2006
LA SPASMOFILIA: PATOLOGIA POCO
CONOSCIUTA.
Battisti E., Albanese A., Bianciardi L., Rigato M., Piazza E.,
Capperucci C., Giordano N.
Centro TAMMEF- Università degli Studi di Siena.
La spasmofilia può essere definita come uno stato patologico,
dovuto a carenza di magnesio, caratterizzato dall’associazione
fra i segni e i sintomi dell’eccitabilità neuromuscolare e
manifestazioni psicosomatiche di nevrosi.
Il termine di spasmofilia fu proposto nel 1874 da Erb, anche se due
ricercatori francesi, Dauce nel 1831 e Corvisart nel 1852, avevano
posto le basi di un inquadramento autonomo del quadro morboso, definito
“tetania a manifestazioni spontanee di contratture
muscolari”. Nei primi anni del 900 Mac Callum scoprì che
alla base della tetania in corso di ipoparatiroidismo c’era
l’ipocalcemia e negli anni ’40, con gli studi di Lerique,
si individuarono quadri di ipereccitabilità neuromuscolare non
ipocalcemici definiti “tetania latente”. Infine, nel 1959,
i francesi Rosselle e De Coucker affermarono che la spasmofilia
normocalcemica poteva essere secondaria anche ad ipomagnesemia.
Il magnesio nel siero esiste in tre forme differenti: il magnesio
legato a proteine (30%) che non è ultrafiltrabile, il magnesio
ionizzato (55%) e il magnesio complessato (15%) che è
ultrafiltrabile. Il magnesio ionizzato rappresenta la frazione
più importante per vari processi fisiologici, inclusi la
trasmissione neuromuscolare ed il tono cardiovascolare. La
concentrazione sierica del magnesio è compresa tra 1,7 e 2,6
mg/dl, senza differenze significativi nei due sessi e nelle varie
età.
Il deficit di magnesio è dovuto generalmente a perdita del
minerale attraverso il tratto gastroenterico ed il rene. Le cause
più comuni di deficienza sono i disturbi gastrointestinali
(sindrome da malassorbimento, by-pass intestinali, sindrome diarroica)
i disordini renali (insufficienza renale cronica, terapia cronica
parenterale, alcolismo) i disordini endocrini e metabolici (diabete
mellito, ipercalcemia, iper e ipoparatiroidismo, iperaldosteronismo
primitivo) e i farmaci (diuretici, ciclosporina, aminoglicosidi).
Il magnesio regola l’eccitabilità delle membrane nervose e
muscolari, pertanto le manifestazioni cliniche da ipomagnesemia sono
caratterizzate dalla ipereccitabilità neuromuscolare sotto forma
di tetania latente o da spontanei spasmi carpo-podalici. Altri segni e
sintomi includono: vertigini, atassia, nistagmo, movimenti atetosici e
coreiformi, tremori e fascicolazioni muscolari, mialgie.
La spasmofilia si manifesta prevalentemente nei soggetti di sesso
femminile (rapporto maschi/femmine 1:5) e nell’età adulta,
con un massimo d’incidenza intorno ai 30 anni.
Le crisi tetaniche vere si verificano nel 20-30% dei soggetti, mentre
l’ipereccitabilità neuromuscolare si manifesta in genere
sotto forma di parestesie, prevalentemente peribuccali, e di mioclonie
della muscolatura palpebrale. L’habitus dello spasmofilico
è astenico; il paziente presenta artromialgie diffuse,
sinemateria, spesso associate a contrattura della muscolatura
paravertebrale. Frequenti sono la cefalea muscolo-tensiva, le crisi
lipotimiche e le vertigini soggettive. Il paziente lamenta inoltre:
crisi tachiaritmiche, costrizione toracica, bolo faringeo, dispepsia
(caratterizzata prevalentemente da nausea e vomito e da turbe
dell’alvo), pollachiuria, nicturia, riduzione della libido e
dismenorrea del sesso femminile. Recentemente è stata
evidenziata una maggiore incidenza del prolasso mitralico nei pazienti
spasmofilici. Le caratteristiche psichiche di tali pazienti sono quelle
di individui affetti da sindrome ansioso-depressiva, talvolta
complicata da evidenti crisi fobico-ossessive. Obiettivamente il
paziente non presenta anomalie dei vari organi ed apparati, ad
eccezione di un non costante ipertono muscolare. La positività
dei segni di Chovstek e di Trousseau non sono costanti e risultano
positivi nel 50-80% dei casi.
Gli esami di laboratorio appaiono per lo più normali anche se
possono rilevarsi riduzioni significative della magnesemia e/o del
calcio ionizzato. L’elettromiografia di base risulta in genere
negativa, mentre il tracciato mette in evidenza doppiette, triplette e
multitriplette, se l’esame viene eseguito in corso di ischemia
meccanica o in corso di iperventilazione.
La diagnosi differenziale della spasmofilia va effettuata soprattutto
nei confronti delle patologie caratterizzate da ipocalcemia e/o
ipomagnesemia, della fibromialgia e della sindrome da fatica cronica.
La terapia si avvale della somministrazione per via orale di Sali di
magnesio, in particolare dell’aspartato o del pendolato di
magnesio, più facilmente assorbibili rispetto al cloruro di
magnesio. La dose giornaliera dello ione si aggira intorno ai 300
mg/die, meglio se in più somministrazioni. Gli antidepressivi
triciclici e le benzodiazepine non risultano efficaci nella
spasmofilia, anzi tendono ad aumentare l’astenia e la facile
esauribilità muscolare.
Bibliografia
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