05/12/2006
La diagnosi precoce nell’ Artrite Reumatoide: maggiore efficacia
della terapia
Battisti E., Albanese A.,
Bianciardi L., Piazza E., Rigato M., Giordano N.
Centro TAMMEF. Università degli Studi di Siena
L’AR è una malattia infiammatoria articolare cronica
caratterizzata da una proliferazione non controllata di tessuto
sinoviale con una comorbidità multisistemica ad ampio spettro,
che si manifesta con una prevalenza stimata dello 0.8% nella
popolazione generale mondiale e con un rapporto 3:1 nella donna
rispetto all’uomo. Questa malattia è responsabile di
250.000 ospedalizzazioni/anno e di circa 9 milioni/anno di visite
mediche ambulatoriali e la sua diagnosi rimane essenzialmente una
diagnosi clinica, con gli esami di laboratorio e gli studi di immagine,
utili solo per una conferma. Pertanto se la formulazione del sospetto
clinico è precoce rispetto all’esordio dei sintomi e
l’invio al reumatologo è tempestivo, tanto più si
ridurranno i tempi per iniziare un trattamento imperniato da un lato su
FANS e steroidi per il controllo del dolore e dei sintomi e
dall’altro sui DMARDs per il controllo della malattia.
I criteri diagnostici
Nei trial clinici la diagnosi di AR si basa formalmente su sette
criteri dell’ARA (American Rheumatism Association):
· rigidità mattutina delle
articolazioni interessate per almeno un’ora dopo aver iniziato il
movimento
· artrite in 3 o più aree articolari
· interessamento delle mani
· artrite simmetrica
· noduli reumatoidi sottocutanei intorno alle
articolazioni
· fattore reumatoide positivo (indice
predittivo positivo del 95%)
· segni radiografici tipici nelle Rx delle
mani e dei polsi (erosioni o perdita di densità periarticolare)
Questi criteri sono il riferimento per una diagnosi definitiva che,
nella pratica clinica corrente, identifica difficilmente i pazienti
nella loro fase di esordio.
Le raccomandazioni cliniche
Per formulare la diagnosi di AR in stadio iniziale (AR early) assumono
importanza alcune raccomandazioni, tutte rilevanti e stratificate per
il livello delle evidenze scientifiche che le supportano.
Raccomandazioni cliniche orientate al paziente con livello di evidenza
consistente:
· i pazienti con AR dovrebbero essere trattati
il più precocemente possibile con DMARDs, per controllare i
sintomi e ritardare la progressione della malattia
· i FANS dovrebbero essere prescritti alla
minor dose efficace e ridotti dopo aver ottenuto una buona risposta con
i DMARDs
· gli steroidi a basse dosi sono efficaci come
sintomatici, inoltre la minor dose possibile dovrebbe essere usata per
il minor tempo possibile
· la terapia di combinazione sembra essere
più efficace che la monoterapia.
Raccomandazioni cliniche orientate al paziente con livello di evidenza
limitata:
· la gastroprotezione va attuata nei soggetti
> 65 anni o con una storia di ulcera
Raccomandazioni cliniche orientate alla malattia derivate da consenso:
· pazienti con malattia articolare
infiammatoria della durata di 6-8 settimane trattati con FANS e
analgesici dovrebbero essere inviati al reumatologo entro le 12
settimane
· l’infiltrazione intra-articolare di
steroidi può essere utile, ma non va praticata più di 4
volte/anno
· l’efficacia del trattamento è
identificata dalle modificazioni di emoglobina, VES e Proteina C.
· l’approccio multidisciplinare è
utile, specialmente se attuato in tempi brevi
· l’esercizio fisico è utile per
migliorare la capacità aerobica e il tono muscolare senza essere
effetti dannosi sull’attività di malattia o il dolore.
La terapia
Nell’AR la distruzione delle articolazioni inizia entro poche
settimane dall’inizio dei sintomi e un trattamento precoce riduce
la percentuale di progressioni di malattia. Perciò è
importante fare diagnosi e iniziare il trattamento il più presto
possibile. Nell’ultima decade, l’approccio tradizionale
“a piramide” prevedeva una terapia iniziale con farmaci
sintomatici come i FANS e gli steroidi, aumentando le dosi o
introducendo altri farmaci solo in presenza di una progressione dei
sintomi. Oggi si favorisce un approccio a “piramide
rovesciata” con inserimento dei DMARDs in prima battuta per
rallentare la progressione della malattia. Questa nuova strategia
terapeutica fonda le proprie basi su alcuni dati; 1) il danno
articolare della malattia inizia rapidamente, 2) i DMARDs sono efficaci
se usati precocemente, 3) i benefici dei DMARDs aumentano se i farmaci
vengono usati in associazione, 4) attualmente sono disponibili nuovi
DMARDs molto efficaci. La combinazione di Methotrexate e nuovi agenti
biologici può indurre una remissione di malattia più
elevata.
Prognosi
I fattori predittivi di esito negativo della malattia sono
rappresentati da un basso score funzionale all’esordio, da un
basso status socio economico e culturale, da una storia familiare di
malattia e da un rapido interessamento di più articolazioni. La
prognosi è peggiore nei soggetti con VES e PCR elevate
all’esordio, con un fattore reumatoide positivo e con
l’evidenza precoce di modificazioni radiografiche. Gli studi
iniziati negli anni 80’ hanno dimostrato che la mortalità
non aumenta nei primi otto su tredici anni di follow up, ma il
trattamento precoce e l’uso prolungato dei DMARDs potrebbero
migliorare ulteriormente questi parametri a condizione che migliori
anche il nostro “occhio clinico”.
Conclusioni
In base a quanto detto si può affermare il ruolo cruciale del
medico di famiglia nella diagnosi precoce all’esordio della
malattia e si sottolinea l’importanza che questo fattore ha
nell’indirizzare, fin dall’esordio, i soggetti affetti in
protocolli terapeutici che prevedono l’utilizzo di farmaci in
combinazione, per un approccio orientato alla prevenzione della
funzione e alla qualità di vita, al controllo del dolore e
dell’infiammazione, alla protezione delle articolazioni e contro
le complicanze sistemiche.