Sindrome Metabolica: rapporto tra i suoi componenti e il peso corporeo in un gruppo di pazienti obesi.
La Sindrome Metabolica rappresenta un’importante fattore di rischio per le malattia cardiovascolari, prima causa di morte nei paesi occidentali. Nel 1998 l’OMS e successivamente nel 2002 il National Cholesterol Education Program’s Adult Treatment Panel III report (ATP III) hanno stabilito i criteri clinici che identificano tale sindrome. I criteri sono: Indice di Massa Corporea (IMC)>30 kg/m2 o obesità addominale, con rapporto vita/fianchi (W/H) > 0,9 nell’uomo e > 0,85 nella donna; ipertrigliceridemia e ridotta concentrazione di colesterolo HDL; ipertensione arteriosa; insulino-resistenza; stato proinfiammatorio e stato protrombotico; ridotta tolleranza ai glucidi (IGT) o diabete; infine albuminuria.
Allo scopo, in un anno, sono stati presi in esame 100 soggetti, 48 maschi e 52 femmine, con età media 46 anni, BMI medio di 35.4 [30-60]. Durante la visita specialistica, alla quale ogni soggetto veniva sottoposto, si raccoglievano raccolti i seguenti dati necessari allo studio:
La visita iniziale ha permesso di verificare la presenza nonchè l’entità delle componenti della Sindrome Metabolica quali: dislipidemia, ipertensione, iperuricemia, ridotta tolleranza ai glucidi (IGT) e diabete. Sulla base della presenza di uno o più componenti i soggetti sono stati suddivisi in 5 gruppi:
III. Soggetti che presentano obesità e ipertensione
IV. Soggetti che presentano obesità, ipertensione e dislipidemia
V. Soggetti che presentano obesità, ipertensione, dislipidemia, IGT e diabete
Ciascun gruppo è stato poi ulteriormente suddiviso in base al grado di obesità: BMI compreso tra 30 e 40 (obX), BMI maggiore di 40 (obY). Il gruppo I era dato da 33 soggetti senza complicanze metaboliche; il gruppo II da 27 soggetti obesi e dislipidemici; il gruppo III da 20 pazienti obesi ed ipertesi; il gruppo IV da 15 soggetti obesi, ipertesi e dislipidemici; infine il gruppo V comprendeva 5 soggetti obesi, ipertesi, dislipidemici e con IGT/diabete.
L’indice di insulinoresistenza usato è stato l’HOMA. Per l’analisi statistica si è utilizzato l’analisi della varianza a 2 fattori (ANOVA), dove il I° fattore (2 livelli) è il BMI e il II° fattore è la diagnosi (5 livelli).
Il valore medio del rapporto vita/fianchi è risultato essere più alto nel gruppo affetto da obesità di I° e II° grado, con una media totale di 0,93; l’interazione tra i fattori diagnosi e BMI non è risultata significativa. Le differenze significative l‘indice HOMA, maggiore in obY e nel gruppo E, senza interazione tra i due fattori; frazione HDL minore in obY indipendentemente dalla diagnosi; Trigliceridemia maggiore in obX e in B e D senza interazione tra i 2 fattori; Uricemia maggiore in obX e in D ed E; Colesterolemia solo lievemente maggiore in obX e in E; LDL maggiore in obY; Glicemia maggiore in obY e naturalmente in E.
I risultati ottenuti concordano con quelli riportati in letteratura. Non sembra esistere una correlazione stretta tra l’eccesso di peso corporeo e la sindrome metabolica, laddove questa sia presente. Un ruolo chiave nella sindrome è quello svolto dall’insulinoresistenza, che determina nel tempo l’aumento della glicemia e perpetua il quadro metabolico. Pertanto tale parametro meriterebbe di essere ricercato più spesso, anche nei soggetti non francamente obesi. La variazione dei parametri ematici e di HDL dipendono dal BMI, di conseguenza la riduzione del peso diventa step fondamentale nella prevenzione cardiovascolare.
Bibliografia: