LIRIWEB.IT 18/11/2005
L’EPICONDILITE, INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO E PROSPETTIVE TERAPEUTICHE.
Emilio Battisti, Antonietta Albanese, Laura Bianciardi, Eleonora Piazza, Valentina Culicchi, Capperucci Caterina, Mario Rigato.
Centro TAMMEF- Università degli Studi di Siena
Il termine "gomito del tennista" o epicondilite omerale si riferisce, generalmente, ad una sindrome dolorosa localizzata all'epicondilo laterale, secondaria all'insulto micro-traumatico dei tendini dei muscoli estensori del polso e della mano a livello della loro inserzione prossimale (tendinite "inserzionale"). E' una patologia degenerativa infiammatoria che, anche se abbastanza comune e spesso invalidante, a causa della sintomatologia spesso modesta nelle fasi iniziali, è sottovalutata e giudicata come qualcosa di clinicamente banale. Al contrario, le difficoltà terapeutiche e la frequenza delle recidive richiedono una valutazione clinica e diagnostica rigorosa (esame diagnostico di elezione è l’ecografia), così come una applicazione di misure preventive corrette.
L'epicondilite non deve essere considerata come una
patologia esclusivamente sportiva; è piuttosto frequente, infatti, anche nelle
casalinghe, nei pianisti, in chi lavora molte ore con il computer. L'elemento
comune è rappresentato da un eccessivo utilizzo dei muscoli estensori delle dita
e del polso.
Le varie forme di epicondilite omerale rientrano nella generica categoria delle
patologie da azione meccanica sull'inserzione dei tendini. La causa scatenante
può essere un singolo trauma, o, più frequentemente, una serie ripetuta di
micro-traumi.
Tipicamente l’epicondilite insorge in soggetti tra i 30 e 50 anni di età ed è quindi inquadrabile nelle cosiddette “over-use sindromes”, nelle quali cioè riconosciamo tra i fattori causali, oltre l’abnorme sollecitazione, anche un fisiologico logoramento involutivo delle strutture tendo-inserzionali.
Nel tennista
cause predisponenti possono essere un’errata impostazione del gesto tecnico,
esempio il colpo di rovescio e gli squilibri tra gruppi muscolari. Altri fattori
che concorrono all’insorgenza dell’epicondilite, inducendo un eccessivo sforzo
muscolare al momento del colpo, sono: l’impiego di racchette troppo pesanti o
leggere ma troppo rigide, mal bilanciate, con corde sintetiche troppo tese,
l’impugnatura troppo grande o troppo piccola, l’uso di palle sgonfie o bagnate o
troppo dure e pesanti, il gioco su superfici veloci, la presa troppo energica o
troppo vicina all’estremità della racchetta.
L’epicondilite
si manifesta con dolore ad insorgenza brusca o graduale, localizzato in un punto
laterale del gomito; comune è anche una certa debolezza della presa, che nei
casi più gravi può rendere impossibili o difficili gesti quotidiani come
sollevare un piatto o un bicchiere, versare l’acqua da una caraffa o da una
bottiglia, stringere la mano, aprire una serratura, strizzare un panno bagnato.
Nelle fasi di dolore acuto risultano particolarmente efficaci i farmaci
antinfiammatori non-steroidei (FANS) assunti per via sistemica o locale (creme,
gel, cerotti ecc.), possibilmente associati con impacchi di ghiaccio
(applicazioni di venti minuti due volte al giorno, con cicli di otto - dieci
giorni). Durante il trattamento il paziente deve interrompere l'attività
sportiva specifica ed evitare quei movimenti giornalieri che coinvolgono i
muscoli dell'avambraccio.
E’ consigliabile la Mesoterapia che grazie ad una maggiore concentrazione locale di farmaco, riduce il dolore e l’infiammazione evitando gli effetti secondari indesiderabili dei FANS.
L'infiltrazione locale con preparati a base di cortisonici può essere usata, ma soltanto nei casi in cui i sintomi persistano e dovrebbe essere effettuata solo per un numero limitato di volte.
La fisioterapia, soprattutto la Magnetoterapia, la Laserterapia, la Crioultrasuonoterapia, le Onde d’urto (onde acustiche ad energia variabile), è consigliabile nei casi in cui il dolore si irradia ai muscoli dell'avambraccio.
Nel nostro Centro, in 18 mesi, sono stati trattati con il sistema magnetoterapico TAMMEF 40 pazienti con epicondilite (sportivi e non) con risoluzione della sintomatologia dolorosa; quadro clinico che si è mantenuto inalterato al controllo a distanza a 3 e 6 mesi.
E’ molto importante che, una volta cessato il dolore e verificato il recupero attivo, la ripresa della normale pratica sportiva avvenga solo dopo un periodo di idoneo e sufficiente ricondizionamento atletico, che dovrà consistere in esercitazioni di forza (contrazioni isometriche ed isotoniche che coinvolgano i muscoli dell'avambraccio) alternate ad esercizi di allungamento.
In questo modo saranno ridotti i rischi di recidive. Al contrario le recidive si avranno in particolare quando gli atleti, non avvertendo più dolore e ritenendosi erroneamente guariti, riprendono a giocare senza seguire le istruzioni terapeutiche descritte in precedenza.
In ogni caso, malgrado il rispetto di tutti gli accorgimenti terapeutici, una piccola percentuale (circa 5%) dei casi di epicondilite diventa cronica. In questo caso e soltanto come ultima risorsa, può essere presa in considerazione la terapia chirurgica.
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