Care Lettrici, cari Lettori di mail. Care amici e amiche.
 
E' con emozione che vi allego la lettera del prof. Gabriele De Ritis di cui tutti conosciamo il grande valore professionale, etico e politico.
Per chi è o è stato suo alunno allo Scientifico oppure ha la fortuna di conoscerlo bene, sa quanto l'uomo sia riservato e ponderato. Ricevere da lui perciò questa lunga lettera mi ha sinceramente toccato.
L'analisi del professore è da me condivisa pienamente, bisogna salvare l'umanità in quanto esseri e non come somma di interessi economici e politici. Questa battaglia per la salute di tutti noi è al di sopra di ogni strumentalizzazione politica anche se è sempre doveroso ricordare che il conflitto è sempre presente in tutte le cose, soprattutto quando le priorità che ci vengono indicate non sono condivisibili e condivise perchè in contrasto con la nostra principale ragione di vita, di essere "uomini, donne e bambini/e" prima di ogni cosa, con il proprio diritto inalienabile alla vita ed alla salute. Ma il conflitto lo ritroviamo in ogni momento della nostra vita. Alla TV, sui giornali, in politica, per strada e sul lavoro. E anche qui, dietro l'angolo di casa nostra. La nostra battaglia per la richiesta della procedura della V.I.A. alla Burgo SpA è una battaglia di civiltà, perchè il profitto altrui non può comprare la nostra salute e financo UCCIDERCI. Non ci sta bene che un qualsiasi stronzo di politico o quanche stronzo di burocrate del cazzo della Regione Lazio o della Provincia di Frosinone o del Comune di Sora ci voglia rovinare la vita per un suo qualsiasi interesse, spesso pochi soldi, più spesso qualche squallido favore indicibile. NON PUO' ESSERE. Vorrei tanto che la lettera del prof. Gabriele De Ritis possa divenire il manifesto di intenti di coloro che con la loro adesione al mio esposto, vogliono combattere questa battaglia per la salute di tutti noi cittadini di Sora, Isola del Liri, Arpino, Castelliri, Broccostella, Posta Fibreno Campoli e Pescosolido (almeno). Gabriele ci invita ad andare avanti, a non risparmiarci, a non nasconderci e a non avere rimorsi per quello che con il nostro silenzio, abbiamo consentito e/o non abbiamo fatto quanto ancora potevamo fare. La vita è questa... meglio non doversene pentire. Forza e coraggio, chiediamo alla Legge di far rispettare le Leggi. Perchè noi siamo gente pacifica e civile, altri invece no.  Aderire all'iniziativa "41 cents per la salute" è perciò un nostro diritto. Nessuno sciopero. Mandiamo la Polizia a controllare l'operato di questi stronzi prima che sia troppo tardi. E chi ha sbagliato se ne assuma le responsabilità. segue la lettera del professore Gabriele De Ritis. Fatela arrivare ad ogni vostro conoscente, amico/a. Diamo un segnale forte di civiltà. Richiedete le adesioni a tutti, conoscenti e non.  Seguiranno altre iniziative di lotta.
 
Con affetto.
 
Maurizio D'Andria
 
 
P.S.: .... anche se vi ritenete assolti.... siete lo stesso coinvolti...
 
 
 
Caro D'Andria,
 
   ho seguito e studiato le sue posizioni negli ultimi mesi e ho deciso, con un ritardo che non esito a definire colpevole, di aderire alla sua richiesta recente di appoggiare la battaglia da lei intrapresa, di affiancarla nel difficile compito politico, di diffondere le conoscenze da lei accumulate in un campo che ci vede sicuramente sguarniti mentalmente, se consideriamo la natura delle conoscenze stesse.
 
   Qualche mese fa è morta di cancro mia suocera. In Ospedale, un medico ha avanzato un'ipotesi: che la crescita, che andrebbe verificata nel tempo, dei tumori nel Comune di Alvito possa essere (stata) determinata dalla diossina sprigionata dalla combustione notturna - da lui osservata ripetutamente - di rifiuti in una stalla abbandonata.
 
   Le notizie che da tutto il mondo ci raggiungono sullo stato dell'ambiente; la pericolosa manipolazione del cibo, nonché la sua adulterazione a fini di lucro; l'impotenza dei cittadini, che tendono a delegare ai governi le scelte, assieme ad altri fenomeni a tutti noti inducono in me non più il vecchio pessimismo dell'intelligenza da accompagnare con l'ottimismo della volontà, ma un improvviso moto di ribellione. Temo che si stia facendo sempre più tardi. La nostra civiltà tende al tramonto, ché non riusciamo a ricreare gioiosamente la vita, preservandola dai nostri vizi e dai nostri eccessi. Mi sembra che le nostre volontà siano paralizzate, anestetizzate, forse sedotte dalle sirene dell'economia che, con i suoi segnali altrettanto preoccupanti - se pensiamo alla precarietà del lavoro e agli sconvolgimenti indotti dalla 'globalizzazione' selvaggia -, spinge troppo forse a mettere la sordina alle questioni dell'ambiente e della salute.
 
   A sessant'anni di età, dopo un infarto, e costretto a vivere con un bypass, ho scoperto lentamente quanto sia difficile occuparsi veramente della propria salute: non è un mistero solo il fatto che un tossicomane non smetta quasi mai di abusare delle sostanze, se non costretto dalle circostanze; è ancor più misterioso il fatto che le persone 'normali' non smettano di fumare, di bere..., pur sapendo a cosa vanno incontro.
 
   Mi induce a prendere la parola un sentimento nuovo: la presa di coscienza del pericolo che corro. Penso al mio nipotino Michele, ai miei amici, alle persone fragili che sicuramente assieme a me soccomberanno, in presenza di un'aggressione come quella che si profila all'orizzonte per la nostra salute.
 
   Avrei desiderato che si piantassero migliaia di alberi, perché l'aria pulita è importante quanto Dio. Invece debbo fare i conti oggi con la tenebra diffusa da forze più sottili e impalpabili, che si nascondono dentro di noi e che ci impediscono di stringerci per mano, per costruire una catena solidale intorno alle nostre case, ai nostri affetti, ai ragazzi che attendono da noi chiare parole di verità su quello che accade nel mondo, per poter depositare sulle nostre certezze emozioni positive, invece di inacidirsi nelle vane attese e nelle illusioni.
 
   Domani porterò in classe ai miei alunni di prima e di terza liceo una copia del documento che ho sottoscritto e tra un po' lo spedirò al loro indirizzo di posta elettronica assieme all'esposto da lei prodotto, perché i loro genitori studino meglio la situazione e provino a pensare ancora un po' se per caso non stiamo sbagliando a lasciare che venga fatto ciò che non lascerà intatto l'ambiente in cui viviamo.
 
   Siamo bombardati dalle giuste rimostranze di chi, nel mondo cattolico, è impegnato a difendere strenuamente la vita nascente. Tale difesa abbraccia idealmente il nascere e il morire: ogni tempo della vita, tutta la vita come cosa sacra.
 
   Come si può trascurare poi il dispiegarsi della vita stessa, la sopravvivenza delle persone tutte, nel momento in cui insidie per niente oscure minacciano la vita stessa? In nome di che cosa si tace? Siamo veramente fedeli al principio della sacralità della vita?
 
   Sono un insegnante a pochi passi dalla pensione, per niente convinto che il silenzio politico sia segno di prudenza e di equilibrio o di sicura conoscenza: ai miei alunni non nascondo le conoscenze che acquisisco quotidianamente con i miei studi. In questo modo, contribuisco a far crescere in loro la consapevolezza della durezza dei tempi: occorre scegliere, ma per farlo è importante essere sostenuti da vera conoscenza, da onestà intellettuale e da coraggio civico. Possiamo decidere per noi e per coloro che verranno, senza essere assolutamente certi che nemmeno uno di noi pagherà con la vita per le scelte economiche di oggi?
 
Gabriele De Ritis
Via Francesco Vanni, snc
SORA